statement

Mi interessa come si sviluppa il racconto per immagini della realtà. 
Ancora di più, sono affascinato dalla capacità di certe forme espressive di creare nuovi sguardi, di sovrapporsi e sostituirsi a quelli preesistenti. Di diventare codice, linguaggio, e quindi discorso. Di dare un nome alle cose: fingerle, fraintenderle e descriverle.

Trovo utile “sporcare” la pratica pittorica, costante di ogni mio lavoro, con altri linguaggi. È un modo per guardarla da fuori. La mescolo spesso alla fotografia, all’editing digitale, alla stampa e all’installazione. 
Gli esiti, per quanto lontani nella forma, testimoniano una riflessione ora seria ora giocosa sul rapporto tra documentazione dell’opera finita e il suo riuso come parte del processo creativo di nuove opere, tra materiali tradizionali dell’arte e industriali, tra due e tre dimensioni, tra stupore e disillusione.

Il ripensamento dei codici linguistici dell’arte, e cioè delle tecniche, dei procedimenti, dei generi, dei motivi e degli stili, è l’approccio che preferisco per affrontare temi quali l’impossibilità della rappresentazione, il dialogo tra opera e spazio espositivo, la ripetizione delle immagini, la scomposizione di quest’ultime e infine la
loro sparizione. loro sparizione.

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